FA sotto accusa: polemiche per il mancato omaggio alle vittime dell’attacco di Manchester

Durante la partita tra Inghilterra e Galles nessun minuto di silenzio è stato osservato per ricordare le vittime dell’attentato alla sinagoga di Manchester.


Il silenzio di Wembley che fa rumore

La serata di Wembley avrebbe dovuto essere una semplice sfida tra Inghilterra e Galles e invece si è tramutata in un caso imbarazzante per la Football Association. Una delle principali organizzazioni ebraiche del paese ha dichirato : “Vergognosa la scelta della FA di non rendere omaggio alle vittime dell’attentato terroristico della sinagoga di Manchester“.

L’attacco era avvenuto giovedì scorso durante lo Yom Kippur, il giorno più sacro del calendario ebraico. Secondo gli inquirenti, Jihad Al-Shamie un uomo di 35 anni, avrebbe fatto irruzione nella sinagoga della congregazione ebraica Heaton Park a Crumpsall, aprendo il fuoco sui presenti. Due fedeli, Adrian Daulby, 53 anni, e Melvin Cravitz, 66, sono stati uccisi. Le autorità britanniche hanno definiot l’episodio come un attentato terroristico.

Nonostante la gravità della tragedia, prima del calcio d’inizio a Wembley non c’è stato alcun gesto ufficiale di commemorazione, nessun minuto di silenzio, nessun messaggio di vicinanza. Solo il rumore dei cori e il frastuono di una serata che per molti, avrebbe dovuto fermarsi almeno per un istante. Una mancanza di rispetto che ha colpito nel profondo la comunità ebraica e che ha acceso un dibattito in tutto il paese.

Le reazioni e il dibattito

Il portavoce dell’organizzazione benefica ebraica che ha preferito non essere nominato , ha dichiarato:

Sui social, molti tifosi e membri della comunità ebraica hanno espresso la loro delusione, ricordando come in passato Wembley avesse reso omaggio alle vittime di altri attacchi terroristici. Questa volta, invece, la scelta del silenzio è stata interpretata da molti come un segnale di indifferenza.

Dalla FA, almeno per ora, non è arrivata alcuna dichiarazione ufficiale. L’unico commento filtrato da ambienti interni parla di “decisioni organizzative già definite in precedenza”, ma la spiegazione non ha convinto.

Il dibattito resta aperto e destinato a proseguire. Mentre il calcio cerca di ritrovare il proprio ruolo come spazio di unione e memoria collettiva, la vicenda di Wembley lascia un’ombra pesante su una serata che, almeno nelle intenzioni, doveva celebrare sport e fratellanza.

La polemica non sembra destinata a spegnersi presto. Molte persone, tra cui tifosi e soggetti al di fuori della comunità ebraica, hanno espresso delusione per il silenzio della FA.

La FA al momento non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma è probabile che nei prossimi giorni arrivi una presa di posizione. Nel frattempo il calcio inglese si interroga: possibile che in un contesto come Wembley, simbolo di sport e coesione, non si sia trovato un solo minuto per ricordare due vite spezzate dall’odio?

La sensazione è che, al di là delle responsabilità, questa vicenda abbia mostrato ancora una volta quanto il calcio, per quanto grande, non possa mai restare completamente fuori dalla realtà che lo circonda.

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