Ronaldo espulso e fuori dal ritiro: Portogallo in crisi
Una partita che doveva essere routine si trasforma in un groviglio di tensioni, decisioni improvvise e un cartellino rosso che ribalta gli equilibri.
A Dublino, dove spesso l’aria sa di sfide dure e pubblico caldo, qualcosa si è inceppato presto. Prima ancora che il cronometro avesse il tempo di raccontare molto, si percepiva un’atmosfera… stonata, come se i movimenti del Portogallo non avessero la solita precisione. E dentro questa confusione, proprio lui, Ronaldo, finisce al centro del vortice.
Perché, nel mezzo di una partita che sembrava scivolare via lenta e faticosa, un gesto di troppo, un braccio alzato male, un contatto nervoso con Dara O’Shea… ed ecco che tutto esplode. Il giallo diventa rosso, ma solo dopo un’attesa sospesa davanti al VAR, e la storia cambia direzione.
Un cartellino rosso che pesa come un macigno
Di cartellini, in carriera, ne ha visti tanti. Ma uno così, in nazionale, mai. Alla presenza numero 226, la prima espulsione. Sembrava incredulo anche lui, che lascia il campo con un mezzo sorriso amaro, battendo le mani verso la folla. Ironia? Nervi? Probabile un mix, perché la frustrazione gli colava addosso da tutta la partita.
L’episodio nasce da un cross sbagliato, da un corpo a corpo duro con O’Shea, e da quella gomitata che, al rallenty, appare ben più severa di quanto forse fosse dal vivo. E quando il VAR entra nella scena, si sa, certe sfumature si perdono.
Il regolamento internazionale, poi, non perdona: rosso diretto significa quasi sempre due gare fuori. Per uno che vede già la prossima Coppa del Mondo come l’ultima, l’idea di saltarne l’esordio pesa. Tanto.

La scelta sorprendente: Ronaldo lascia il ritiro
Ed è qui che arriva la parte che ha spiazzato tutti. Mentre la squadra deve ancora guadagnarsi matematicamente la qualificazione, lui, il capitano, viene “esonerato dal ritiro”, come scrivono in Portogallo. Un modo elegante per dire che è tornato a casa. O meglio, in Arabia Saudita, dove lo aspetta l’Al-Nassr.
Una decisione che fa parlare: gesto disciplinare? Atto pratico, visto che non potrà giocare? Tentativo di alleggerire la pressione della squadra? Nessuno lo dice chiaramente. Quel che si sa è che Ronaldo, nelle immagini post-partita, appare incandescente. Fischi del pubblico, qualche parola di troppo verso la panchina irlandese, un “ben fatto” al limite del sarcasmo… insomma, una serata in cui il controllo è scivolato via.
Un Portogallo in bilico verso la qualificazione
Il Portogallo, senza il suo simbolo, si ritrova improvvisamente a dover fare una cosa che negli ultimi anni non è quasi mai riuscito a fare: vincere senza certezze. La sfida con l’Armenia diventa un passaggio obbligato. Tre punti e niente calcoli. Perché, se inciampa, e se l’Ungheria dovesse rifilare più di tre gol all’Irlanda, la strada passerebbe da uno spareggio. E gli spareggi, si sa, non hanno pietà.
Roberto Martinez, nel post-partita, prova a spegnere le polemiche. Dice che non c’era violenza, che le immagini hanno ingannato, che Cristiano Ronaldo era marcato come una calamita. Ma le spiegazioni, dopo una sconfitta così, rimbalzano.

L’Irlanda esulta: la notte perfetta che cambia il girone
E mentre il Portogallo si complica la vita, dall’altra parte la festa irlandese si accende come non succedeva da un po’. Troy Parrott segna due gol, uno di testa e uno con un colpo dalla distanza che sorprende Ruben Dias e buca Diogo Costa. La difesa irlandese regge, compatta come un blocco unico.
Per Parrott è “la serata più bella della vita”, e si vede. Perché l’Irlanda, che mancava da un Mondiale dal 2002, ora sente odore di impresa. E il girone, improvvisamente, sembra un romanzo senza finale scritto.
E alla fine, ciò che resta è una scena quasi cinematografica: Ronaldo che cammina verso il tunnel, lo stadio che rumoreggia, il Portogallo che trema, l’Irlanda che sorride.
Da qui in avanti, tutto può cambiare.
E, chissà, magari questo scossone sarà proprio ciò che servirà al Portogallo per ritrovarsi.



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