Zinho Vanheusden: Addio al calcio a soli 26 Anni
Il talento belga pone fine al sogno calcistico: “Troppi infortuni, dice basta il corpo, non il cuore”.
Quante volte abbiamo sentito parlare di lui. Zinho Vanheusden , il difensore belga che a Milano, sponda nerazzurra, tutti attendevano come il nuovo astro nascente. Oggi, con un post su “X” che sa di lacrime e resa, l’ex stella dell’Inter ha dato l’annuncio che nessuno, voleva sentire: Zinho Vanheusden appenderà gli scarpini al chiodo.
Soltanto 26 anni, un’età in cui i centrali di razza, quelli che fanno la differenza, sono nel pieno della loro maturità atletica. Lui, invece, ha dovuto cedere. Il suo corpo, vessato da troppi infortuni, ha presentato il conto finale. La più recente, la più amara , la terza rottura del legamento crociato anteriore . Giocava col Marbella, in Spagna, in cerca di un rilancio nella terza divisione, un disperato tentativo forse di dimostrare di essere ancora il ragazzo che tutti ammiravano, ma il ginocchio ha ceduto di nuovo.

Gli anni belli, l’attesa, e il grande viaggio: perché l’Inter ci credeva
All’Inter, Vanheusden è arrivato sedicenne, un ragazzino prelevato dalla fucina dello Standard Liegi, già considerato, con merito , uno dei profili più brillanti di tutta Europa. Il potenziale, quello c’era , si percepiva in ogni scatto, in ogni anticipo.
Una sola presenza, e pure di quelle importanti , con la Nazionale del Belgio nel 2020. Un traguardo incredibile, il suo sogno. Per la prima squadra dei giganti della Serie A , però, non ha mai giocato. Solo l’ombra lunga e fastidiosa degli infortuni ha impedito che ciò accadesse.

Tra prestiti e speranze: il tour della disillusione
Così, invece di fondere a San Siro, ha girovagato. Un rientro, emotivamente forte , in prestito allo Standard Liegi, la sua casa. Poi le esperienze al Genoa, senza grande fortuna , e all’AZ Alkmaar in Olanda.
L’estate scorsa, la decisione forte, la scommessa finale : il trasferimento, stavolta definitiva, al Marbella, nella terza divisione spagnola, per ritrovare ritmo e fiducia. Solo sette, sono state le partite giocate prima dell’ultimo, devastante infortunio.
Il post che fa male
E il difensore centrale, l’uomo prima dell’atleta , ha scelto “X” per condividere la sua sofferenza. “Oggi prendo una decisione che mai, e dico mai , avrei pensato di dover affrontare a quest’età,” ha scritto. Ventidue anni dedicati al pallone, da quando aveva quattro anni fino ad oggi. La sua vita da calciatore professionista, insomma, finisce qui .
Il calcio, Vanheusden lo ammette, gli ha dato tutto: l’ha plasmato, gli ha regalato una vita che da bambino non avrebbe mai, mai osato sognare . Tifava per anni con il padre sugli spalti dello Sclessin, poi, e questa è la magia dello sport , ha giocato cento partite per quella stessa maglia. Pure la fascia di capitano, gli è stata data. L’esordio in Nazionale e la Serie A.
Il ritiro per amore: la nuova priorità di un padre
Gli ultimi anni, confessa il ragazzo, sono stati un peso enorme. Molto, molto più gravesi di quanto non apparisse. Infortuni ricorrenti, i bisturi, le iniezioni… Un calvario. Ha dato l’anima per tornare in campo, l’ha fatto sempre , ma era come camminare sulle uova ogni giorno.
Cercava ossessivamente il suo miglior livello, nascondeva il dolore, spesso troppo , e dopo ogni allenamento o partita vivendo con l’incertezza su come il suo corpo, il giorno dopo , avrebbe risposto. Ha continuato a combattere, per essere il calciatore che aveva in testa. Ma un ostacolo nuovo, puntuale e beffardo , si presentava ogni volta.
Il desiderio di essere in campo, quello non morirà mai , gli resterà nel cuore. Ma il suo corpo, ha detto basta da parecchio tempo.
Per questo, per se stesso , per la sua salute, e soprattutto per la sua responsabilità di padre, ha deciso. Vuole, giustamente, vivere senza dolore, correre e giocare con suo figlio, e godersi la sua famiglia.
“Per quanto surreale possa sembrare scriverlo, voglio poter vivere la mia vita senza dolore, giocare con mio figlio e godermi la vita con la mia famiglia…”


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